Il Chöd è una pratica particolare, molto coreografica, che si sviluppa attraverso il canto accompagnato da diversi strumenti (implementi) tradizionali e, al tempo stesso, molto profonda e sottile. Il suo fondamento è il Sūtra della Prajñāpāramitā, il testo che raccoglie gli insegnamenti che riguardano l'essenza di ciò che siamo e della realtà che ci circonda: l'aspetto di vacuità di tutti i fenomeni.
L'origine del Chöd viene attribuita a Machig Labdrön, una yogini tibetana molto speciale, una vera Dakini, un Buddha, vissuta intorno all'anno 1000, la cui vita è stata assolutamente fuori dagli schemi del tempo e completamente improntata sulla pratica e lo sviluppo del Dharma, pur avendo al tempo stesso una vita familiare e dei figli. Il Chöd veniva e viene ancora praticato in Tibet da monaci erranti e solitari, femminili o maschili (Chöma o Chöpa), laddove si manifestano malattie epidemiche che colpiscono umani o animali.
Il cuore del Chöd (parola che indica il tagliare qualche cosa) è l'estirpazione di tutte le paure attraverso il taglio dell'ego, proprio partendo da quella più grande, che ci accompagna fin dalla nascita: la paura di perdere il proprio corpo, l'unica cosa che veramente ci appartiene. Attraverso la pratica gioiosa e la meditazione sul significato profondo delle parole, l'esercizio del canto che ha varie modalità a seconda delle strofe, il suono degli strumenti che coinvolge ed esprime aspetti mentali, si arriva gradualmente al superamento di concetti ed emozioni che bloccano la nostra esistenza su schemi e paure, a favore di una visione di apertura e generosità verso tutti gli Esseri.